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CLIMA E VEGETAZIONE: QUANTO IL PRIMO INFLUISCE SUL SECONDO?

PARTE 1/3


Usiamo nello stesso modo le parole meteo e clima anche se sono essenzialmente diverse.

Infatti, la Treccani definisce il meteo come “ogni messaggio radiotelegrafico, …, contenente informazioni metereologiche”, e il clima come “il complesso delle condizioni metereologiche che caratterizzano una località o una regione nel corso dell’anno”.

Comprendere la differenza tra i due termini è cruciale perché, se il meteo copre un intervallo molto breve, un paio di giorno o poco più, il clima è l’espressione di un intervallo di trenta anni (o più) e, indirettamente, condiziona flora e fauna o, più in generale, l’ecosistema di una specifica regione.

Bagnouls e Gaussen confrontano zone con meteo simili come Ankara (Turchia), Salt Lake (Utah, USA) e Kabul (Afghanistan) e sottolineano come esse condividano anche gran parte della vegetazione caratterizzante il territorio.

Cosa significa questo?

Da ciò si evince che aree che condividono lo stesso clima condividono anche la stessa vegetazione, indirettamente aree con condizioni metereologiche affini permettono le medesime tipologie di coltivazione, utilizzo in ambiente forestale e, perché no, uguali possibilità di allevamento di specie zootecniche.

 





Per realizzare praticamente il confronto tra zone del globo differenti, sono essenziali grafici che utilizzino la stessa scala e che rappresentino i fattori climatici intervenuti su di un dato territorio per un intervallo molto ampio.

Bagnouls e Gaussen realizzano una “presentazione standardizzata nell’ambito di un atlante mondiale” che raccoglie in modo accessibile tutti i dati climatici dell’intero pianeta.

Questa presentazione si basa sull’utilizzo di un diagramma che deve essere il più chiaro e conciso possibile. Vengono registrati, quindi, solo i dati metereologici funzionali a descrivere la relazione tra clima e vegetazione.

Il grafico è costituito da due assi cartesiani ortogonali: sull’asse delle ascisse ci sono i mesi dell’anno mentre sull’asse delle ordinate ci sono due scale: a sinistra la scala della temperatura (°C), mentre a destra quella delle precipitazioni (mm). I mesi sulle ascisse dipendono dalla latitudine. Saranno da gennaio a dicembre per l’emisfero australe e da luglio a giugno per l’emisfero boreale. Così facendo, è possibile un confronto diretto in quanto la stagione estiva si troverà al centro del grafico

Come si evince, i fattori considerati sono temperatura e apporti idrici.

La temperatura ha una relazione diretta con la crescita delle piante regolando in primo luogo la velocità della fotosintesi e, quindi, la divisione cellulare e l’accrescimento meristematico. Tuttavia, ciascuna specie ha un limite di temperatura sopra il quale i meccanismi metabolici sono accelerati e, viceversa, un limite inferiore sotto al quale il metabolismo rallenta o si arresta del tutto. Questo valore è stato misurato indirettamente attraverso il consumo di ossigeno delle specie botaniche al variare della temperatura. L’ossigeno, infatti, essendo un composto di partenza della fotosintesi, è un indicatore di quanto veloce è avvenuto questo processo.


Efficienza metabolica (O2 consumato) al variare della temperatura dell’olivo (Tratto da “L’ambiente: clima e suolo” di Piero Fiorino e Elettra Marone)

 

Rappresentare gli apporti idrici è, invece, una forzatura. Le piante sono, infatti, condizionate dalla quantità di acqua nel suolo e non dall’altezza degli apporti idrici. Tuttavia, Bagnouls e Gaussen hanno preferito quest’ultimo dato perché non tutte le stazioni metereologiche registrano l’acqua disponibile nel suolo.



Esempi di tre diagrammi climatici di una stazione meteo del Madagascar



 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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